SCIACCA TERME


di Sciacca costituisce un importante elemento di attrazione per i turisti e rappresenta il fiore all’occhiello della produzione artistica ed artigianale della città.
A Sciacca la tradizione del maestri maiolicari risale probabilmente al XIV secolo, ma è solo 200 anni dopo che la città diventa una delle capitali della ceramica artistica nazionale. Ritrovamenti di manufatti di ceramica di Sciacca a Gela e ad Agrigento confermano come la maiolica saccense adornava i palazzi nobiliari dell’epoca. Il ritrovamento a Sciacca di forni per la cottura e pezzi di maiolica consentono inoltre di affermare che la città era centro di produzione e di commercializzazione di ceramica fin dai tempi più remoti. I rinvenimenti danno la possibilità di conoscere i nomi dei maestri che lavoravano la ceramica tra il XV e il XVII secolo: Lu Xuto, Scoma, Francavilla, Piparo, Di Facio, Lo Boj, Bonachìa e Lombardo. La ceramica saccense nei secoli ha contribuito all’arricchimento artistico di monumenti, chiese e nell’arredamento urbanistico, come il Duomo di Monreale, decorato con migliaia di mattoni del maestro Lombardo (1498), la locale chiesa di S. Margherita, decorata con mattoni forniti dai maestri Scoma e Francavilla (1496). Attualmente una cinquantina di botteghe producono, con le stesse antichissime tecniche piatti, vasi, anfore, statue, piastrelle e oggetti di varie forme e dimensioni nelle tradizionali sfumature dei colori del giallo, del verde e del blu cobalto. I giovani che vogliono intraprendere questa preziosa attività artigianale possono frequentare i corsi del Liceo Artistico Bonachia ed ottenere il diploma d’istruzione superiore secondaria. Da anni in città si tenta di istituire un Museo della Ceramica, un luogo dove esporre in modo permanente alcuni pezzi pregiati della maiolica saccense, oggi custoditi nei musei di tutta Italia o in collezioni private. di Giuseppe Recca

I romani, rinomati cultori delle terme, sfruttarono per primi e in modo compiuto le acque calde di Sciacca chiamandole “Thermae Selinuntinae”. Le prime notizie scritte sul loro utilizzo risalgono al Medioevo, quando nell’eremo di San Calogero i religiosi le usavano per curare gli infermi. Nel XVIII e nel XIX secolo due scienziati, Bellitti nel 1783 e Farina nel 1864, accertarono le qualità terapeutiche di queste acque sulfuree. Tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 fu inaugurato il collegamento ferroviario per Sciacca, facendo di fatto uscire la cittadina dal suo isolamento: fu così promossa la costruzione di uno stabilimento termale, che si sviluppò negli anni ‘50, ma chiuse dopo pochi anni. Solo negli anni ‘70, contestualmente alla costruzione di alberghi termali e due centri sanitari, Sciacca è tornata in auge come località di turismo termale oltre che balneare.

Il patrimonio idro-termo-minerale di Sciacca è fra i più ricchi e completi, ma storicamente non è stato del tutto utilizzato. Bagni e fanghi sulfurei risultano efficaci per la cura di patologie osteoarticolari e reumatiche, mentre inalazioni, nebulizzazioni, humages, irrigazioni e aerosol curano le malattie dell’apparato respiratorio e la sordità rinogena. Il complesso termale è dotato di attrezzature moderne utili anche per trattamenti riabilitatativi ed estetici. Famose sono anche le Grotte vaporose di San Calogero: secondo la leggenda furono opera di Dedalo il quale convogliò in questi antri i vapori che emergevano dal sottosuolo. di Giuseppe Recca

Città del mare e della ceramica, Sciacca ospita una festa che conta oltre cento anni di storia e che monopolizza ogni anno un pubblico di circa 200.000 visitatori, conquistando sul campo un ruolo di primissimo piano tra gli appuntamenti del divertimento in Italia.
Il carnevale di Sciacca si vive per le strade e per le piazze della città dove impazzano dieci giorni di vivaci attività, con ospiti, grandiose sfilate in maschera e maestosi carri allegorici. Il primo a parlare della festa popolare di Sciacca è stato lo studioso palermitano Giuseppe Pitrè nel 1889, ma un anno dopo lo storico saccense Ciaccio fa riferimento ad un “Carnevale”. Una volta la festa era una sorta di gioiosa manifestazione cittadina con gente che si vestiva in maschera e si divertiva ballanda e bevendo vino. C’era un personaggio, “Peppe Nappa”, che è stato adottato dai saccensi come maschera locale, un pupazzo di cartapesta che apre e chiude la festa. Per oltre tre mesi migliaia di giovani  imparano musiche, canzoni, coreografie. L’artigianato locale, con ceramisti, pittori, scultori e artisti vari, è pienamente coinvolto per la costruzione dei carri e delle maschere. I carri allegorici vengono costruiti ogni anno da gruppi ed associazioni di persone che si riuniscono per realizzare nuove idee. Sono costruiti con cartapesta ma con una struttura portante in ferro che permette di realizzare i caratteristici movimenti che rendono unici i carri allegorici. Terminata la costruzione, i singoli pezzi dei carri allegorici vengono trasportati e quindi assemblati all’esterno. Poi le sfilate per le vie della città e le esibizioni in piazza Scandaliato, dove ogni carro dà vita anche ad una recita satirica in dialetto.di Giuseppe Recca
Nell’840 Sciacca fu conquistata dagli Arabi, che gli attribuirono il nome di As-Saqqah, dal quale deriva l’attuale denominazione ed edificarono una prima cinta di mura. In periodo normanno Ruggero ampliò le mura e costruì il cosiddetto Castello Vecchio o dei Perollo. Il Castello Nuovo o dei Luna fu invece edificato, nel secolo XIV nella parte alta della città per volere di Guglielmo Peralta, signore di Sciacca e vicario di Sicilia. Nel quattrocento, sotto re Martino, fu celebrato il matrimonio fra Margherita Peralta e Artale Luna. Le nozze furono causa di rivalità e di scontri sanguinosi. Il fatto è passato alla storia col nome di “Caso di Sciacca”: essendo infatti Margherita Peralta desiderata contemporaneamente da Giovanni Perollo.  L’impianto urbanistico della città è quindi medievale: si presenta come città murata a grossi comparti, con più corti aperte verso la strada di accesso e di forma irregolare nella parte intermedia del centro storico. Nell’era medievale per entrare ed uscire dalla città ci si avvaleva delle porte chiamate Porta Palermo, Porta Salvatore, Porta di Mare, Porta Bagni, Porta S.Calogero. La Porta Palermo fù costruita durante il regno di Carlo II di Borbone nel 1753 e conserva attualmente i portoni di legno nonchè il simbolo della famiglia regnante di allora:l’aquila dalle ali spiegate. La porta Salvatore è la porta più ornata. Notevole è il balcone in cima alla porta con tre stemmi, quello di sinistra lo stemma della città, quello centrale lo stemma della casa d’Austria, allora regnante, e quella di destra della famiglia Satomajor. Insieme alla Porta S.Calogero, semplice ma accattivante, sono le uniche che conservano attualmente la loro forma e in parte le loro caratteristiche. Non c’è più nessun segno delle Porta di Mare e Porta Bagni. Ce n’erano altre, meno conosciute e anch’esse scomparse, denominate S.Pietro, Mazara (situata vicino piazza Scandaliato, Sant’ Elmo, situata tra la porta di Mare ed il bastione di porta Bagni, S.Nicolò, situata nei pressi dell’omonoma chiesa.
di Giuseppe Recca

e antichissime origini di Sciacca, che la leggenda vuole costruita dal re sicano Cocalo, la rendono un importante sito archeologico. Grazie al fenomeno carsico ed al vulcanesimo secondario, dalle grotte del monte Kronio sono fuoriusciti fin dall’antichità forti vapori che dotati di proprietà terapeutiche. I Greci lo ritenevano luogo sacro, i Romani vi si recavano per curarsi. Dopo un periodo di abbandono, S.Calogero, venuto in Sicilia per diffondere la fede cristiana, ne rivalutò l’importanza, ospitando sul monte ammalati bisognosi di cure e di carità. Le grotte vaporose di S.Calogero sono da decenni oggetto di approfonditi studi e di spedizioni speleologiche che hanno permesso di rinvenire vasellame di origini antichissime, in parte custodito nell”Antiquarium che sorge sempre sul monte, gestito dalla Regione Sicilia. Sciacca, ancor prima di Eraclea Minoa, fu inoltre presidio di confine della greca Selinunte. Reperti ceramici e il ritrovamento, nel mare antistante l’attuale porto, di una piccola statua in bronzo (altezza 36,2 cm) raffigurante una divinità.

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